il Blog di Lanphri

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Sono uscito stamattina, 26 dicembre, volevo prendere un cappuccino in piazza, vedere se c’era gente, o qualche iniziativa natalizia. Ho trovato il deserto. Il vuoto, tranne piccole tracce di addobbi non c’era nulla che potesse farmi pensare che ieri era Natale. Da quello che ho visto poteva essere il 26 febbraio , se non fosse per la temperatura, neanche tanto fredda, addirittura il 26 agosto.

Tutto chiuso, non un bar aperto, nessuno per strada, solo un passaggio continuo di auto che attraversano il paese per andare chissà dove.

Quando nel lontano 1998 venni ad abitare qui, un amico mi disse di non arrabbiarmi se spesso, arrivando al centro storico non avrei potuto parcheggiare, “…perché Mentana è un paese festaiolo… c’è sempre un motivo per fare una festa o una sagra…” Risposi che al contrario ero favorevolmente colpito dal desiderio della gente di fare festa.

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Questa è la prefazione del libro he sto scrivendo... un'altra delle mie pazzie...

Premessa

Questa storia comincia tanto tempo, quando la tv era ancora in bianco e nero ed il sapere umano sull’argomento era agli arbori.

Erano i primi anni sessanta, era l’epoca del boom economico, il protagonista era bambino, ancora incosciente di ciò che avrebbe scoperto tanto tempo dopo, quindi non aveva la benché minima idea di ciò che avrebbe passato. Era come tutti gli altri, apparentemente,  c’era però in lui qualcosa che lo distingueva, era esile, gracile, sempre con la testa tra le nuvole. Avevano un bel da fare genitori e maestri a cercare di tenerlo con i piedi per terra. Viveva in un mondo tutto suo, aveva i compagni di scuola, come tutti, erano anche amici, ma viveva lontano dalla scuola, così quando era a casa, stava per conto suo ad inventare storie e  personaggi fantastici.

Tutto inizia intorno ai cinque anni, quando un sogno ad occhi aperti prima di dormire, dopo carosello, a luce spenta sveglia qualcosa in lui, non capisce, non sa perché questo sogno si ripresenti spesso, è ancora un cucciolo e pensa che quel tipo di sogno e di desiderio sia normale.

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Il caso? Difficile dire che non esiste, ma in qualche modo mi andavo convincendo che gran parte di quel che sembra succedere appunto "per caso", siamo noi che lo facciamo accadere; siamo noi che, una volta cambiati gli occhiali con cui guardiamo il mondo, vediamo ciò che prima ci sfuggiva e per questo credevamo non esistesse. Il caso, insomma, siamo noi. 
Tiziano Terzani